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Crisi: Ascoltiamo anche il popolo delle...partite iva
La crisi viene associata immediatamente alla difficile situazione in cui versano le imprese e ai problemi occupazionali. Molto meno frequenti, invece, sono analizzati gli aspetti con cui l’attuale congiuntura economica si riflette sui lavoratori autonomi, una categoria trasversale fatta spesso di piccoli lavoratori in proprio – spesso identificati nel cosiddetto “popolo delle partita iva” – che soffre questo lungo periodo di difficoltà almeno quanto gli altri attori economici, se non addirittura di più.

Lo testimonia una ricerca commissionata nelle scorse settimane da CNA In Proprio, l’Associazione di CNA che raggruppa appunto questi professionisti. Il 52,2% di questi ultimi, infatti, denuncia nel 2009 una contrazione del fatturato rispetto all’anno precedente, diminuzione che nel 26% oltrepassa addirittura il 20%. Ancora più elevata è la diminuzione della redditività, che ha coinvolto il 59,4% degli intervistati (poco meno di un centinaio).

La crisi, dunque, si è immediatamente riflessa anche sui lavoratori autonomi, interrogati da CNA, che hanno visto una contrazione del proprio lavoro testimoniata anche dai fatturati medi.

Una situazione determinata dal calo degli ordini dichiarato dal 52,1% degli intervistati (un calo che, per il 18,8% è stato superiore, rispetto al 2008, al 20%).

Malgrado la crisi, l’occupazione – non solo quella “diretta”, cioè i dipendenti, ma anche quella indotta, vale a dire le collaborazioni acquisite – tiene. L’88,4% del campione, infatti, ha dichiarato di aver mantenute le collaborazioni occasionali in atto, mentre la conferma delle collaborazioni con partita iva si è fermata al comunque ragguardevole 82,6%.

Anche gli investimenti hanno complessivamente tenuto, se si pensa che il 63,8% ha dichiarato di avere, nel 2009, comunque proceduto ad acquisti in questa direzione (per il 76% in attrezzature informatiche, per il 44% in formazione, per il 20% in veicoli e per l’8% ciascuno per ciò che riguarda pubblicità ed immobili).

Tutto questo malgrado un peggioramento della situazione finanziaria, soprattutto per effetto dell’aumento degli insoluti (denunciato dal 58% dei liberi professionisti interrogati) e da quello dei ritardi nei pagamenti (subiti dal 73,9% del campione).

Insomma, un presente pesante ed un futuro che non appare certo reso. Sono il 52,1% i liberi professionisti che dal 2010, rispetto al 2009, si attendono un calo degli ordini ed appena un po’ meno (51,1%), quelli di conseguenza si attendono un’analoga flessione dei fatturati. E pessime sono anche le attese rispetto ai ritardi dei pagamenti, visto che il 39,1% si attende un ulteriore aumento di questi ultimi. Ed il 24,6% di questi reagirà a questa situazione modificando il proprio portafoglio servizi.

"La voglia di reagire non manca ad una categoria, quella dei professionisti, spesso abbandonata a sé stessa" commenta Morena Bellini, presidente modenese di CNA In Proprio. "Pensiamo solo alla copertura sanitaria ed assicurativa: ammonta al 43,5% la percentuale di chi dichiara di non averne alcuna, né per gli infortuni, né per la malattia. Senza contare le maggiori difficoltà che le cosiddette “partite iva” incontrano nei rapporti con le banche".

"Come Associazione ci stiamo muovendo in diverse direzioni. Sul piano finanziario cna ha da poco stipulato un buon accordo regionale/provinciale con diversi istituti bancari che cerca di andare incontro anche alle esigenze dei lavoratori in proprio in un momento di forte bisogno. Per ciò che riguarda l’assistenza sanitaria, invece, promuoviamo diverse agevolazioni grazie alla Società di Mutua Assistenza di cui siamo soci, poi attraverso una puntuale assistenza sul versante degli incentivi e dei finanziamenti, oltre ad un’attività di aggiornamento nei vari settori in cui operano questi professionisti. Inoltre stiamo collaborando con le istituzioni locali per attivare percorsi formativi finanziati per i lavoratori con partita iva iscritti alla gestione separata inps, corsi fino ad ora rivolti solo ai lavoratori dipendenti"

"E’ necessario, però – continua Morena Bellini – che anche le istituzioni si muovano non tanto e non solo per sostenere questa variegata categoria. Non è, infatti, solo un problema di “soldi”. Pensiamo soltanto alla necessità di una legge che regolamenti questo tipo di attività e fornisca una tutela giuridica e professionale ad una categoria che oggi rappresenta probabilmente l’anello più debole dell’economia nella quale oltre il 40% degli operatori non hanno la possibilità di iscriversi ad ordini od albi professionali".


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