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Crisi: il 2009 l'anno orribile per CNA
Da più parti il 2009 è stato definito come l’annus horribilis per l’economia, e così è stato anche per le imprese manifatturiere modenesi al di sotto dei 50 dipendenti, quelle monitorate trimestralmente dall’Ufficio Studi e Ricerche di CNA. Nonostante il miglioramento tendenziale segnato nel quarto trimestre (chiuso, rispetto all’anno precedente, a -11,6%), il 2009 ha fermato le lancette della crisi, a – 16,8% per ciò che riguarda la produzione e a – 17,5% rispetto al fatturato. Una situazione senza precedenti, che per le pmi modenesi significa un balzo all’indietro di una decina di anni.

I NUMERI DELLA CRISI

La flessione riguarda indistintamente tutti i parametri aziendali: diminuisce la produzione e in misura ancora maggiore il fatturato, segno dell’elevata concorrenzialità che sta caratterizzando i mercati. Le pmi, peraltro, sembrano subire la congiuntura più delle industrie, per la maggiore dipendenza dal mercato interno. Più confortanti le previsioni per il 2010 rispetto al 2009 (Unioncamere accredita la nostra Provincia dell’incremento più alto in termini di valore aggiunto: +1,5%), anche se, nonostante la crescita, i livelli produttivi rimarranno ampiamente al di sotto di quelli degli anni passati. Per la precisione, 86,20 (facendo 100 la produzione registrata nel 2006). Il che significa che solo nel 2014, ammesso e non concesso che si mantengano i tassi di crescita previsti (la debolezza e l’incertezza della ripresa è testimoniata, ad esempio, dagli elevati livelli che continua a marcare il ricorso alla cassa integrazione, in febbraio in aumento sia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sia rispetto a gennaio), si potrà ritornare alle quote produttive pre-crisi.

Se il segno meno, anche nel quarto trimestre, continua ad imperversare, in diversi settori il calo di produzione e fatturato rallenta notevolmente. Anzi, in qualche caso si rivede qua è là qualche segno positivo. Ciò accade, ad esempio, nel biomedicale. Valutazioni che, però, si inseriscono in un contesto davvero “nero”, tanto che l’alimentare, nonostante una contrazione di sei punti rispetto all’anno prima, può essere considerato paradossalmente un settore positivo.

I SETTORI
ALIMENTARE

E’ il settore che va meno peggio, soprattutto per la ripresa dell’ultimo semestre. Particolarmente incoraggiante l’aumento degli ordini, sia sul mercato interno che quello estero. Del resto, non è casuale l’aumento registrato nel fatturato da esportazioni, che nel quarto trimestre sale al 3,3% del totale contro l’1,3% dei tre mesi precedenti. MAGLIERIA

Rallenta notevolmente la crisi nella maglieria, tanto che si può parlare di una siostanziale tenuta nel trimestre ottobre-dicembre. Ancora una volta ad ammortizzare la debolezza del mercato interno è l’export, che si attesta nel 2009 al 7,5% del totale (che cresce quasi del 23% rispetto al 2008).

ABBIGLIAMENTO

Più in difficoltà, invece, l’abbigliamento. Nel quarto trimestre, infatti, il calo si approfondisce, malgrado la crescita degli ordinativi dell’esteri. Proprio l’export fa registrare una battuta d’arresto, scendendo al 14,9%, dal 17,8% del 2008. CERAMICA

Il settore – rappresentato, per ciò che riguarda le pmi, da piccole aziende soprattutto del cosiddetto “terzo fuoco” – è quello che fa segnare i segnali più incoraggianti, tanto da marcare addirittura una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Del resto, proprio la ceramica era stata il primo comparto a subire i colpi della recessione. Rimane estremamente basso il livello di internazionalizzazione: la quota dell’export sul fatturato totale è appena all’1,6%.

PRODOTTI IN METALLO

Continua, invece, la profonda crisi per il comparto delle imprese “pesanti” della metalmeccanica (carpenteria metallica in genere). Perché è vero che i parametri sono in lieve miglioramento, ma si tratta pur sempre si numeri a doppia cifra. Osservando l’andamento degli ordini si può sperare che la parabola negativa abbia – finalmente - raggiunto il punto di minimo. Una crisi, peraltro, che si riflette essenzialmente nel tracollo del mercato interno, visto che, rispetto al 2008, la diminuzione della quota di export – attestatasi al 7% del fatturato totale – è di appena un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente.

MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI

Sostanzialmente analoga a quella effettuata per il settore dei prodotti in metallo l’analisi della meccanica. Il settore trainante dell’economia del nostro territorio continua a perdere punti, tanto che produzione e fatturato di fatto sono diminuiti di un quarto rispetto al 2008, dato che porta a chiedersi quali e quante imprese sul lungo periodo sapranno fare fronte ai propri impegni finanziari con questi ridotti ritmi produttivi. Anche in questo caso la recessione rimane limitata al mercato nazionale: la quota di fatturato estero, infatti, rimane attestata al 35%, una quota maggiore del 2007 (34,4%) e inferiore, ancorché di poco (36,5%) di quella del 2008. E’ la conferma della vocazione all’export della meccanica modenese.

BIOMEDICALE

Continua a marcare risultati positivi il distretto geograficamente collocato nell’Area Nord, che nel secondo semestre del 2009 ha potuto rimediare ad una partenza d’anno non entusiasmante. Particolarmente eclatante è il dato del fatturato estero, che nel 2009 si è portato a quota 32%, ben dieci punti in più rispetto al 2008. Significa che l’internazionalizzazione ha permesso di compensare la diminuzione della domanda interna, conclamata dal calo degli ordini nazionali.

MEZZI DI TRASPORTO

Fortunatamente la crisi sembra segnare il passo anche in questo settore, peraltro tra i più colpiti dalla recessione globale. Si tratta di un settore, peraltro, di servizio alle industrie più grandi: di fatto contoterzisti, visto che il livello di commercio estero (1%) rimane estremamente basso.

APPARECCHIATURE ELETTRICHE ED ELETTRONICHE

Anche questo comparto risente della situazione generale, evidenziando perdite molto consistenti. Una situazione che ricalca quella già vista a proposito della meccanica, eccezion fatta per il livello di internazionalizzazione, che rimane ancora contenuto (5,3%).

LE CONSIDERAZIONI DI CNA:

Sono dati che purtroppo non stupiscono. I numeri con i quali va in archivio il 2009 per le pmi manifatturiere modenesi, infatti, erano ampiamente prevedibili. E purtroppo anche la crescita che si attende per il 2010 non basterà a salvare tutte le imprese in crisi. Molte di queste, infatti, con una riduzione del fatturato che - ad esempio nella meccanica - in qualche caso supera addirittura il 40%, non riusciranno a compensare i costi fissi e le esposizioni finanziarie maturate a fronte degli investimenti. Lo stesso segretario della Cisl Francesco Falcone ha parlato nei giorni scorsi ai un 10%, 15% di imprese a rischio chiusura nel 2010. Il rischio, quindi, è che questa fase recessiva si concluda con un impoverimento tecnologico delle pmi di casa nostra.

Un rischio da evitare con interventi di emergenza, ad esempio sul fronte creditizio. Uno di queste potrebbe essere la sospensione, almeno temporanea, dei criteri di assegnazione del credito di Basilea2, un provvedimento di cui sino ad oggi si è solo parlato. Così come opportuni sono gli interventi a sostegno degli ammortizzatori sociali, visto che ben difficilmente questi cenni di ripresa si rifletteranno positivamente sull’occupazione, almeno sul breve periodo.

Ma non bastano interventi congiunturali. Secondo l’Associazione modenese è necessaria anche una politica industriale dia finalmente dignità alle piccole imprese. Ad esempio, intervenendo a sostegno dei tanti crediti insoluti da parte dei committenti, come è stato fatto negli Stati Uniti, dove il sostegno all’industria è stato vincolato al pagamento dei debiti di questa verso i fornitori.

Così come, secondo Cna, sono non più rinviabili interventi strutturali, che sul nostro territorio significano innanzitutto scalo merci, Bretella Campogalliano-Sassuolo e Cispadana. Tre obiettivi sui quali deve focalizzarsi l’attenzione della comunità economiche, delle istituzioni, delle forze politiche. Perché Modena ce la può fare, ma solo superando la filosofia delle singole convenienze, economiche o politiche che siano.


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